
8) Il furto delle pere.
    Con questo celebre episodio riportato nelle Confessioni,
Agostino vuole dimostrare che il peccato  presente nell'uomo fin
dalla nascita

Confessiones, secondo, 9 (vedi manuale pagine 226-227).

1   Il furto certamente lo punisce la legge tua, o Signore, e
anche quella legge che  scritta nel cuore degli uomini e che
neppure la stessa loro diffusa iniquit riesce a cancellare: in
realt, qual ladro lascia derubarsi di buon animo da un altro
ladro? Neppure chi abbia larghezza di mezzi lascia derubarsi da
chi sia spinto da ristrettezza.
2   Anche io volli, volli commettere un furto e lo commisi non
certo spintovi da bisogno alcuno, ma piuttosto da difetto e
fastidio del sentimento di giustizia e da grassume d'iniquit.
3   In realt, mi spinsi a sottrarre cosa che avevo in abbondanza
e di migliore qualit, n certo volevo trarne alcun tornaconto, ma
piuttosto volevo ottenerla attraverso un furto, per la
soddisfazione di commettere un furto e di peccare.
4   Vi era un albero di pere nei pressi della nostra vigna, carico
di frutti, che non certo si facevano desiderare per bell'aspetto,
n per squisitezza di sapore.
5   Trascorremmo, giovanetti birbanti com'eravamo, a scuotere e a
spogliare quell'albero, a notte avanzata, dopo d'esserci sin
allora attardati in piazza, secondo la nostra rovinosa abitudine,
nei giochi, e ne portammo via un carico ingente, non per usarne
nelle nostre mense, ma piuttosto per gettarne ai porci. E se mai
piccola parte ne mangiammo, questo facemmo, pur di riuscire a
prendere soddisfazione di quello che appunto ci piaceva perch non
ci era lecito.
6   Ecco qual era il mio cuore, mio Dio, ecco il cuore mio di cui
ti sentisti piet, quand'era precipitato nel fondo dell'abisso.
Ecco, ti dica, dunque, il mio cuore a che cosa mai mirava se non a
esser malvagio senza alcun tornaconto, tanto da non trovare altra
causa alla malvagit, se non nella malvagit stessa. Vergognosa
essa era, eppur l'amai, amai la mia morte, amai la mia rovina
stessa, non ci per cui io rischiavo di rovinarmi, ma la mia
stessa rovina amai, anima sozza e che si staccava dal tuo fermo
appoggio, per trascendere nella rovina, non per commettere atto
alcuno disonesto, ma solo perch desiderosa della disonest


(Agostino, Le confessioni, Zanichelli, Bologna, 1968, pagine 89-
91).

